A cura di Renata Allio

AUTO AERO

  • Codice Scheda: 260411
  • Anno di fondazione: 1919
  • Anno di cessazione: 1921
  • Scheda precedente:
  • Scheda successiva:
  • Altezza :30.00
  • Base: 22.00
  • Pag. arabe:
  • Da:
  • A:
  • Pag. romane: 36
  • Genere: Scienza, tecnica
  • Altro genere:
  • Periodicità: Quindicinale
  • Prezzo: 1.50
  • Moneta: Lire
  • Tiratura:
  • Nell'anno:
  • Area di diffusione:
  • Lingua: Italiano
  • Supplementi:
  • Sito internet:
  • Indice:
  • Editore: Stantifaller e Zappella
  • Luogo di edizione: Torino
  • Provincia: Torino
  • Tipografia :Tipografia Vincenzo Bona, via Ospedale 3 Torino
  • Luogo di stampa: Torino
  • Continua :No
  • Variazioni del prezzo

  • Data variazione: 1921
  • Prezzo: 3.50
  • Moneta: Lire

  • Biblioteca principale:

  • BIBLIOTECA DEL MUSEO DELL'AUTOMOBILE DI TORINO
  • Inizio:
  • Fine:
  • Note:

    Manca il numero 9
  • Archivio:
  • Repertorio:
  • Fondo privato:
  • Microfilm / Scansione:
  • Archivi digitali:
  • Cataloghi online:
  • Note aggiuntive

  • Destinato ad un pubblico piuttosto ristretto di professionisti, industriali e tecnici della motoristica, "Auto Aero" uscì a Torino il 15 maggio 1919 con un'impostazione che resterà invariata nei suoi due anni di esistenza: un fascicoletto di 36 pagine di cui 12 (6 all'inizio e altrettante alla fine) numerate in cifre romane, mentre le 24 centrali erano a numerazione araba progressiva dalla prima all'ultima uscita. La sezione a numerazione romana, intitolata "Varia", conteneva informazioni e notizie d'attualità provenienti dal mondo dei motori (rassegna delle produzioni e dei mercati, nuovi modelli, records, statistiche, corse, ecc.), mentre la parte centrale proponeva innovazioni tecniche, studi, sperimentazioni e approfondimenti di politica industriale. La periodicità annunciata era di 2 numeri al mese ma, con 25 fascicoli pubblicati tra il maggio del '19 ed il maggio-giugno del '21, di fatto si trattò di un mensile. La rivista era il prodotto di un accurato spoglio della stampa specializzata anglo-americana ("Autocar", "Automobil Review", "Automobil Topics", "Automotive Industries", "Commercial Motor", "Motor Age", "Motor Record", "the Motor World" e "The New Zealand Motor and Cycle Journal"), tedesca ("Allgemeine Automobil Zeitung" e "Automobilia"), francese ("L'Aérophile" e "La vie automobile") e, in misura tuttavia ridotta, italiana ("Industria Meccanica" e "Rivista Marittima"): questo lavoro, verisimilmente prodotto da una redazione piuttosto allargata (ma i nomi che ricorrono maggiormente sono quelli di Tito O. Baltori e di Italo Fossati), produceva da un lato rassegne più o meno agili di informazioni relative ai nuovi brevetti e alle migliorie, dall'altro articoli a carattere monografico con ampio corredo di illustrazioni tecniche per le innovazioni ritenute più rilevanti.

    Tre le caratteristiche originali di "Auto Aero": in primo luogo l'inedito ed apparentemente incongruo abbinamento tra automobile e aereo; quindi la mancanza di legami organici con industrie torinesi o nazionali; ed infine il carattere assolutamente internazionale dell�informazione, sia sul versante dell'attualità varia, sia su quello dell'evoluzione e della ricerca tecnologica, sia su quello dei mercati. Redazione e collaboratori, come indicato esplicitamente nel programma di "Auto Aero", erano convinti che la ricerca e la rapidissima evoluzione impressa alla motoristica del mondo occidentale dalla grande guerra, avessero concluso l'infanzia - la fase pionieristica e sportiva - dell'automobile e dell'aereo. Il motore a scoppio, l'elemento fondamentale dell'automobile e dell'aeroplano (ma anche di dirigibili, natanti e motociclette, dei quali la rivista si occupò tuttavia molto marginalmente), costruito per esigenze belliche su scala industriale in una gamma straordinariamente allargata di potenze, era diventato più efficiente e soprattutto affidabile anche per effetto della ricerca sulle componenti elettriche, sui materiali, sui carburanti e dell'evoluzione dei metodi di produzione. La guerra, insomma, aveva stimolato in ogni nazione esperienze, ricerche e soluzioni tecniche, portando alla formazione di un patrimonio tecnico-industriale e di apparati produttivi che, opportunamente divulgati, confrontati e sviluppati nelle loro applicazioni civili, avrebbero potuto motorizzare il pianeta, abbreviando le distanze ed accelerando i rapporti. "Auto Aero" in qualche misura proponeva al pubblico il sogno di Jules Verne realizzato: e tuttavia proprio il pubblico non parve apprezzare granchè la rivista che in due anni dovette quasi triplicare il prezzo di vendita. Ma non fu sufficiente perché allo scadere dei due anni di vita il periodico dovette chiudere i battenti: probabilmente si trattava di uno strumento troppo tecnico per il lettore generico e al tempo stesso troppo semplice e divulgativo per il lettore tecnico.

    Guido Ratti

     

    (Bibl.: Andrea BARBANO, Torino e l'automobile: i periodici specializzati nel '900, Università di Torino, Facoltà di Lettere, Tesi di Laurea in Biblioteconomia e Bibliografia, rel. Guido Ratti, a.a. 1998-99