A cura di Renata Allio

L'AUTOMOBILE

RIVISTA DELLA LOCOMOZIONE MECCANICA E INDUSTRIEAFFINI. ORGANO UFFICIALE DEL CLUB AUTOMOBILISTI

  • Codice Scheda: 899
  • Anno di fondazione: 1898
  • Anno di cessazione: 1901
  • Scheda precedente:
  • Scheda successiva:
  • Altezza :30.00
  • Base: 20.00
  • Pag. arabe: 0
  • Da:8
  • A:
  • Pag. romane:
  • Genere: Scienza, tecnica
  • Altro genere:
  • Periodicità: Quindicinale
  • Prezzo: 0.20
  • Moneta: Lire
  • Tiratura:
  • Nell'anno:
  • Area di diffusione:
  • Lingua: Italiano
  • Supplementi:
  • Sito internet:
  • Indice:
  • Editore:
  • Luogo di edizione: TORINO
  • Provincia: Torino
  • Tipografia :ROUX FRASSATI E C.
  • Luogo di stampa: TORINO
  • Continua :No
  • Biblioteca principale:

  • TOMA
  • Inizio: 1898
  • Fine: 1901
  • Note:

    D'ITALIA

    Completa
  • Archivio:
  • Repertorio: CCPBP-CUBI
  • Fondo privato:
  • Microfilm / Scansione:
  • Archivi digitali:
  • Cataloghi online:
  • Note aggiuntive

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    L'Automobile (1898-1901)

     

     

    Il 15 dicembre 1898 apparve a Torino la prima rivista nazionale di d'automobilismo: il quindicinale (o bimensile come si diceva allora) "L'Automobile - Rivista della locomozione meccanica ed industrie affini". Promotori e direttori dell'iniziativa giornalistica erano l'avvocato torinese Cesare Goria Gatti (1860-1939) e l'ingegnere meccanico bolognese Aristide Faccioli: Goria Gatti era un facoltoso appassionato d'auto che proprio in quell'anno aveva partecipato in società con Giovanni Ceirano alla creazione della prima azienda automobilistica italiana, mentre Faccioli era un tecnico di vaglia, segnalatosi fin dall'83 con brevetti e perfezionamenti al motore a quattro tempi, assunto da Ceirano come direttore tecnico dello stabilimento. Sempre nel '98 sia Goria Gatti, sia Faccioli avevano partecipato, a Torino, alla fondazione dell'Automobile Club d'Italia del quale"L'Automobile" diventerà  la "voce" ufficiale a partire dal 30 gennaio 1899; e nel '99 ambedue si ritroveranno con Giovanni Agnelli, Emanuele Cacherano di Bricherasio, Roberto Biscaretti di Ruffia, ecc., a fondare la FIAT. Insomma, due esponenti di spicco di quel gruppo di appassionati sportivi e di imprenditori che stava facendo di Torino la capitale italiana dell'industria automobilistica.

    Al suo apparire, contemporaneo all'uscita delle prime auto di produzione nazionale, "L'Automobile" era uno smilzo fascicoletto di 16 fogli (8 di testo e 8, staccabili, di pubblicità) destinato a promuovere la diffusione dello "sport automobilistico": uno sport che, sottolineava profeticamente l'editoriale d'apertura di quel primo numero, avrebbe potuto rivelarsi  un'importante fonte di ricchezza per la nazione. Per promozione dell'auto i due direttori intendevano soprattutto informazioni sui modelli esistenti sul mercato e sulle migliorie tecniche che man mano i costruttori apportavano ai loro modelli, con un'attenzione marcata ma non esclusiva per la produzione italiana: il secondo numero della rivista conteneva in effetti un'ampia corrispondenza sul primo "Salon du Cycle et de l'Automobile" di Parigi, destinato a diventare un appuntamento fisso per tutta la stampa specializzata nell'arco del XX secolo. Lanza, Ceirano, Orio & Marchand, Storero & Carcano, Bender & Martiny ("nuova vetturella accessibile a tutte le borse"),  Bernardi  - marchi irrimediabilmente perduti per la memoria collettiva  sfilavano insieme a ragioni sociali come Benz, Peugeot, Renault frères e, dall'estate 1899, FIAT, viceversa consolidatesi nel tempo.

    Con l'azienda torinese di Giovanni Agnelli il rapporto fu comprensibilmente stretto: per tutta l'estate '99 la rivista ne aveva preannunciato e preparato l'entrata in scena, sottolineando come si trattasse di un evento epocale: dalle esperienze artigianali in brevissimo tempo era maturata la prima vera e propria industria automobilistica nazionale. L'inaugurazione dello stabilimento, nell'aprile del '900, fu solennizzata con un numero quasi esclusivamente dedicato alla FIAT e ai suoi modelli di auto "a 2, 3 e 4 posti con motori di 4 e 8 cavalli" ampiamente descritti ed illustrati con 6 fotografie che ne proponevano l'aspetto esterno e i particolari meccanici. Il rapporto privilegiato con la FIAT non impedì tuttavia a "L'Automobile" di mantenere la linea editoriale iniziale: dopo il numero dedicato all'azienda torinese, la rivista mantenne tanto la rassegna dei prodotti stranieri sottolineandone i punti di forza " come la comodità delle grandi berline di Peugeot, o la velocità delle Renault 4 HP, o ancora l'economicità del 2 posti di Benz adottato "dai medici condotti in Germania" " , quanto le rubriche di informazione sulla ricerca applicata ai carburanti e ai pneumatici, alle innovazioni in ambito meccanico ed elettrico, nonché sulle ampie prospettive che i settori dei trasporti pesanti e delle utilizzazioni militari aprivano all'industria automobilistica. Rubriche che venivano sviluppate con l'apporto di tecnici specializzati italiani e attraverso puntuali rassegne della stampa specializzata estera (in particolare quella francese come "Sport Universal Illustré", "Le Velo", "La France Automobile", "La Locomotion Automobile", ecc.).

    Come organo del Regio Automobile Club Italiano la rivista destinava in genere un buon terzo delle pagine di testo all'attività delle associazioni e dei clubs nazionali, ai resoconti di gare e raduni organizzati da circoli automobilistici locali e alle maggiori competizioni europee: nelle rubriche "Corriere italiano", "Corriere Estero", "Nel mondo dei chauffeurs", "Tra i Clubs" o "Notizie sparse", liste di club, di equipaggi, di partecipanti illustri, di prestazioni, di vincitori di classe (che favorivano sicuramente la diffusione del giornale e fornivano anche una buona pubblicità gratuita alle case automobilistiche) si alternavano al calendario di nuove manifestazioni in programma, ai regolamenti di gara e ai primi spazi destinati a "domande e offerte " di automezzi usati.

    Nonostante l'apparente solidità del rapporto con l'industria e con gli automobilisti, fin dai primissimi numeri del 1901 " anno in cui era apparso sul mercato dei periodici specializzati un agguerrito concorrente milanese, "L'Auto", ricco d'immagini e di confezione più attrattiva " la rivista rivelò difficoltà, evidenziate dal continuo ripetersi di solleciti di rinnovo agli abbonati e agli inserzionisti e dall'offerta di sconti e di omaggi come il lussuoso supplemento "L'Automobile nel 1901", rassegna dell'Esposizione d'Automobilismo di Milano. Il problema di fondo era la rottura del sodalizio di Faccioli e Goria Gatti con Giovanni Agnelli, che fino a quel momento aveva sovvenzionato il periodico: nel corso dell'anno infatti Faccioli venne licenziato in tronco dalla FIAT non riuscendo più a trovare spazio nell'industria automobilistica e motoristica nazionale e finendo in povertà, mentre Goria Gatti, estromesso dal Consiglio d'Amministrazione della FIAT, dovrà abbandonare le proprie ambizioni giornalistiche ed industriali per dedicarsi alla professione legale. In qualche modo, comunque, i due condirettori riuscirono a pubblicare "L'Automobile" fino al 15 dicembre 1901 quando dovettero annunciare la chiusura della testata e la sua fusione con l' "Italia Sportiva" di Milano per dar vita al settimanale "Stampa sportiva" che avrebbe avuto sede nel capoluogo lombardo e che si sarebbe occupato non solo di automobilismo, ma anche di "ciclismo, ippica, atletismo, caccia, scherma, aeronautica, alpinismo".  (Bibl.: Andrea BARBANO, Torino e l'automobile: i periodici specializzati nel '900, Università di Torino, Facoltà di Lettere, Tesi di Laurea in Biblioteconomia e Bibliografia, rel. Guido Ratti, a.a. 1998-99

    Collaboratori: Ugo Baldini, Barras, Gustavo Bianchini, E. Caldani, E. Castelfranco, Vittorio Cavazzocca Mozzanti (che il più spesso di firmerà con lo pseudonimo John Sportsman), Guido Ehrenfreuund, E. Fumero, M. Giannotti, G. Knap, Ezio Marchi, Giuseppe Origoni, G. Pedretti, F.P. Rispoli, L.V. Rossi, Riccardo Simonetti.   

                                                                                                                                                 Guido Ratti

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